Thursday, August 18, 2022
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Studio congiunto OMC-OCSE-UNCTAD sulle misure restrittive del commercio

Ogni volta che si affaccia un nuovo periodo di crisi economica, emergono le tentazioni da parte dei vari Paesi del mondo verso forme più o meno velate di protezionismo. Nell’ultimo Summit tenuto a Cannes, dal 3 al 4 novembre 2011, i Paesi del G-20 hanno sottolineato l’importanza del sistema della cooperazione multilaterale nella lotta contro le politiche nazionali di limitazione degli scambi volte a proteggere gli interessi e le attività produttive interne dalla concorrenza degli Stati esteri, fenomeno noto appunto come “protezionismo commerciale”.

Si ricorda che il G20 è un organismo informale costituito nel 1999 con lo scopo avviare un dialogo tra paesi di importanza sistemica, su questioni rilevanti per la stabilità economica globale. Esso raccoglie i Ministri economici e finanziari ed i Governatori delle banche centrali dell’Unione europea e di 19 paesi, sia industrializzati che emergenti, di tutto il mondo (oltre i paesi del G7, ne fanno parte Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Russia, Sudafrica e Turchia). 

Un recente rapporto congiunto OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) – UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo), evidenzia come le restrizioni al commercio rimangano tuttora fonte di grande preoccupazione a livello globale, soprattutto se si considera che, come emerge dal rapporto stesso, le misure protezionistiche mantenute in piedi dai vari Paesi del mondo sono ancora numerose ed il percorso volto al loro smantellamento sembra aver subito un brusco rallentamento negli ultimi tempi (in particolare viene analizzato il semestre ottobre 2011-maggio 2012). E ciò rischia di creare ulteriori ostacoli ai sia pur deboli segnali  di vitalità che sembra mostrare l’economia globale negli ultimi mesi, mettendo ulteriormente a repentaglio la ripresa economica. Fra le misure di tipo protezionistico viene citato, nel caso dell'Italia, l'art. 1 del decreto legge n. 21/2012, che prevede il potere del governo di imporre il veto o condizioni particolari alle acquisizioni straniere di alcune imprese operanti in settori di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale, qualora vi sia una minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza.

L’appello lanciato dello studio è dunque quello di proseguire sulla strada della cooperazione multilaterale e di ricercare, attraverso essa, soluzioni globali, ossia condivise, alle attuali difficoltà economiche, costruendo per gli anni a venire una nuova architettura del commercio e degli investimenti internazionali la quale, attraverso il mantenimento dei mercati aperti, eviti l’insorgenza di qualsiasi tensione commerciale fra gli Stati.  

 

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