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Notizie

Varate dall'UE le misure anticrisi per la contrazione del commercio globale

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Per reagire alla stretta della recessione globale dell’economia, l’UE ha formalmente dato avvio al suo piano anticrisi attraverso la concessione di una serie di sovvenzioni all’esportazione di prodotti quali il burro, il formaggio, il latte intero ed il latte scremato in polvere.

Nella Gazzetta Ufficiale dell’UE L 49 del 20 febbraio 2009 sono stati infatti pubblicati 4 Regolamenti recanti la fissazione, rispettivamente:

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"Buy american" e Stimulus bill

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Il Congresso degli Stati Uniti ha recentemente approvato una legge, denominata “American Recovery and Reinvestment Act”, (cd. “Stimulus Bill”), la quale dispone un’ingente manovra fiscale, basata su misure di spesa pubblica e tagli alle tasse, per un totale di circa 787 miliardi di dollari. L’art. 1605 di tale legge prevede un vincolo nell’utilizzo dei fondi stanziati, i quali potranno essere utilizzati esclusivamente nell'ambito di progetti di costruzione, modifica, conservazione o riparazione di edifici pubblici o di altre opere pubbliche nei quali viene utilizzato ferro, acciaio ed altri prodotti manufatti americani. Esistono tuttavia alcune limitate eccezioni a tale regola, come ad esempio nel caso il cui il vincolo di cui sopra produca effetti contrari al pubblico interesse; quando vi è scarsa disponibilità dei beni in questione prodotti negli USA e la loro qualità è bassa, e quando l'utilizzazione di marteriali americani è in grado di provocare un incremento di costi superiore al 25% rispetto all'ipotesi in cui tale progetto venga realizzato con beni omologhi provenienti dall’estero. In ogni caso è necessaria una giustificazione scritta che provi che l’utilizzo di materiali non prodotti negli USA avviene alle condizioni previste dall’articolo in oggetto.

Tale disposizione sta suscitando notevoli preoccupazioni anche negli USA, dove molte aziende temono che i loro partner commerciali applicheranno delle simili misure ritorsive nei loro confronti, per limitare i loro investimenti in Europa ed Asia. Proprio per evitare tale effetto, il suddetto articolo prevede al paragrafo d) una clausola di salvaguardia la quale stabilisce che le disposizioni sul “buy american” saranno applicate coerentemente con gli impegni assunti dagli USA nel quadro del commercio internazionale. Il riferimento è principalmente all'Accordo del WTO sugli appalti pubblici del 1981 (Government Procurement Agreement - GPA), negoziato in ambito WTO e che disciplina le condizioni di accesso al mercato internazionale delle commesse pubbliche. Tale accordo plurilaterale obbliga infatti i paesi firmatari (36 in totale, tra cui gli USA e l'UE) ad aprire il proprio mercato alla concorrenza delle altre parti contraenti. Gli Stati che hanno sottoscritto il GPA non dovrebbero pertanto essere colpiti dal provvedimento americano. Molto però dipenderà dall'applicazione che riceverà nella pratica la nuova legge, essendo il suddetto Accordo stato ratificato solo da 13 (su 50) Stati americani, con la conseguenza che quelli di loro che non lo hanno ancora adottato, in teoria potrebbero assoggettare alle misure restrittive disposte dallo Stimulus Bill anche i Paesi sottoscrittori dell'Accordo.

Per ulteriori dettagli vedasi il seguente articolo

Glutammato di sodio ad uso alimentare: la cessione sconta l’Iva al 20%

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La precisazione viene dall'Agenzia delle Entrate, che dopo essersi consultata con l’Agenzia delle Dogane in merito alla corretta qualificazione merceologica del prodotto, ha emanato la risoluzione n. 39/E del 17 febbraio 2009, emessa in risposta ad un’istanza di interpello da parte di un'azienda che produceva e vendeva il prodotto in questione. I dubbi derivavano dalla natura e composizione del glutammato, additivo alimentare assai comune che si ritrova nella maggior parte dei prodotti che consumiamo quotidianamente (es. formaggi, dadi da cucina, surgelati, salumi o prodotti in scatola).

Il richiedente, nell’istanza di interpello, chiedeva se fosse corretto applicare l'aliquota ordinaria alla cessione del prodotto in oggetto. Sebbene l’interpello sia stato dichiarato inammissibile, l'Agenzia delle Entrate fornisce comunque una risposta, evidenziando che il prodotto in oggetto va classificato con il codice NC 2922 4200, corrispondente alla Voce 29 23 750 della tariffa doganale. In conseguenza di ciò, l'aliquota Iva da applicare per la sua cessione corrisponde a quella ordinaria del 20%, non essendo il bene in questione riconducibile ad alcuno di quelli elencati nel Dpr 633/1972 (Tabelle A/2 e A/3) ai fini dell'applicazione delle aliquote IVA ridotte (a seconda dei casi, 4% o 10%).

Esportazione beni culturali: rifusa in un nuovo Regolamento la relativa disciplina

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il Regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio, del 9 dicembre 1992 (recante la disciplina relativa all'esportazione di beni culturali), ora abrogato, verrà sostituito a partire dal prossimo 2 marzo dal Regolamento (CE) N. 116/2009 del Consiglio del 18 dicembre 2008, il quale, nell'ottica di assicurare una protezione uniforme a livello comunitario per quanto riguarda l’esportazione dei beni culturali negli scambi con i paesi terzi, effettua una rifusione della disciplina previgente in un nuovo testo organico. Poche sono le novità di rilievo, limitandosi il nuovo Regolamento a consolidare la normativa già precedentemente in vigore, con innovazioni di carattere sostanziale di portata limitata.

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Corte di Cassazione: l’interpretazione delle norme contenuta in circolari e risoluzioni non vincola né i contribuenti né i giudici

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La Corte di Cassazione, con la sentenza della Sezione Tributaria Civile n. 237 del 9 gennaio 2009, riprendendo un noto precedente affermato con la sentenza delle Sezioni Unite del 9 ottobre 2007, n. 23031 (secondo cui le Circolari con le quali l'Agenzia delle Entrate interpreta una norma giuridica in ambito tributario non sono vincolanti, in quanto esprimono esclusivamente un parere dell'Amministrazione finanziaria), ha ribadito che circolari e risoluzioni, anche se impartiscono direttive agli uffici gerarchicamente subordinati affinché si uniformino ad esse, possono essere disattese sia dagli stessi uffici amministrativi che dal contribuente.

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